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Corriamo senza freni,e in maniera distratta!


Viviamo immersi in una società che corre senza sosta.

La velocità è diventata un valore, la lentezza quasi un difetto. Tutto deve essere fatto in fretta, deciso in fretta, risolto in fretta. Anche ciò che, per sua natura, avrebbe bisogno di tempo: l’essere umano.

In questo continuo accelerare, i valori profondi si stanno sgretolando.

Il rispetto, l’ascolto, la presenza autentica vengono spesso sacrificati in nome dell’efficienza e della produttività.

Il corpo non è più un messaggero, ma un problema da eliminare

Oggi il corpo non viene ascoltato, viene corretto.

Quando compaiono i sintomi, non ci si chiede più cosa stiano cercando di comunicare, ma solo come farli sparire il più velocemente possibile.

Il sintomo diventa qualcosa da zittire, da controllare, da cancellare.

Un ostacolo alla performance quotidiana.

Eppure il corpo non parla a caso.

Parla quando non siamo più in ascolto.

Parla quando ignoriamo i nostri limiti, quando andiamo oltre, quando ci allontaniamo da noi stessi.

Emozioni negate, derise, sminuite

Le emozioni fanno la stessa fine del corpo.

Non solo non vengono accolte, ma spesso vengono giudicate, ridicolizzate, invalidate.

Mostrare paura, tristezza, stanchezza o vulnerabilità è visto come segno di debolezza.

Così impariamo a reprimere, a controllare, a fare finta di niente.

Ma ciò che non viene ascoltato non scompare.

Si sposta.

Si deposita nel corpo.

Gentili con gli altri, assenti con sé stessi

Osservo spesso le persone intorno a me.

Molte cercano di essere educate, disponibili, buoni ascoltatori. E in parte lo sono davvero.

Ma mi domando:

se non riescono a guardare e rispettare le proprie emozioni, come possono farlo davvero con quelle degli altri?

Il corpo, però, racconta la verità.

Gli occhi parlano.

Le posture raccontano storie di tensione e difesa.

I gesti, i silenzi, i dolori dicono molto più di mille parole.

Una società superficiale e relazioni sempre più vuote

La società nella quale viviamo appare sempre più finta.

Costruita su ruoli, maschere e apparenze.

I rapporti auteno perdendo, sostituiti da connessioni veloci, spesso superficiali.

Si comunica tanto, ma ci si incontra poco.

Si parla, ma non ci si sente.

Rallentare come atto di consapevolezza

Rallentare oggi è quasi un atto rivoluzionario.

Ascoltare il corpo sembra una perdita di tempo.

Sentire le emozioni qualcosa da evitare.

Eppure è proprio lì che nasce l’equilibrio.

Nel permettersi di sentire.

Nel riconoscere che il corpo non è un nemico, ma un alleato.

Che il sintomo non è un errore, ma un messaggio.

Forse abbiamo bisogno di tornare a dare valore alla profondità, non alla velocità.

Di ristabilire un dialogo autentico tra corpo, mente ed emozioni.

Perché solo da lì può nascere una vera guarigione, individuale e collettiva.

 
 
 

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